La Cna: “Continuano a chiudere imprese”

imprese chiusePESARO – Se gli ultimi dati relativi all’export per la provincia di Pesaro e Urbino  sono stati più che positivi, quelli relativi alla dinamica delle imprese sono  dir poco più che preoccupanti. Gli ultimi, freschissimi, di InfoCamere  (elaborati dal Centro studi Sistema della CNA), ci restituiscono una situazione  decisamente allarmante.

“I  numeri – afferma il segretario della CNA di Pesaro e Urbino, Moreno Bordoni –  sono purtroppo impietosi con quasi 700  imprese artigiane perse negli ultimi 12 mesi). Osservando i dati per macro  settore di attività economica relativi al medio periodo, che va dal III  trimestre 2009 al terzo trimestre 2013, si registra per la provincia di Pesaro e  Urbino un calo del numero di imprese di ben 2.704 unità (una variazione pari a -6,8%) che esprime un ridimensionamento  del sistema produttivo in quasi tutti i macro settori, fatta eccezione del  terziario che registra una quasi stabilità del numero di imprese grazie  all’aumento registrato dai servizi di alloggio e ristorazione (+61 attività in 4 anni), dalle attività  immobiliari (188 unità in più) e  dalle attività professionali, scientifiche e tecniche (+88 unità)”. “Si tratta di dati  impressionanti che impongono una forte riflessione non solo sul piano economico  ma anche sul piano sociale. A fronte di tante chiusure – dice ancora Bordoni –  corrispondono non solo attività centinaia e centinaia di attività in meno, ma  migliaia di posti di lavoro che non ci sono più. Se si considera che spesso la  dimensione media di una impresa artigiana in provincia di Pesaro e Urbino era  pari a 2,7 dipendenti ad azienda è  facile fare i conti. 658 imprese in  meno in un anno significa 1.800 posti di lavoro in meno. Non consideriamo poi i macro settori perché qui  andremmo ad altre migliaia di posti di lavoro in meno”.

Ma  il segretario provinciale della CNA invita a leggere nel dettaglio le cifre.  “Considerando il periodo più recente, il tessuto delle imprese della provincia  di Pesaro e Urbino ha perduto un numero consistente di attività importanti: 158 delle imprese in meno (il 24,1%) appartengono infatti ai settori  di attività manifatturieri e ben 289 imprese in meno (il 44%) al settore delle costruzioni.  Continua inoltre la riduzione delle imprese appartenenti al settore  dell’agricoltura, silvicoltura e pesca (-204 unità in un anno), del commercio  (-59 imprese) e dei trasporti e  magazzinaggio (-42 unità).  Nell’ambito delle attività manifatturiere quasi tutti i settori, ad eccezione  della fabbricazione di autoveicoli, rimorchi e semirimorchi (+4 unità in un anno) e delle riparazioni  ed installazione di macchine (+8 unità), nel corso del periodo III trimestre 2012- III trimestre 2013, registrano  una diminuzione di imprese attive.   Sono i settori manifatturieri più rappresentativi dell’economia  provinciale ad evidenziare le riduzioni più consistenti: industria del legno  (-27 unità), del mobile (-44 unità), fabbricazione dei prodotti  in metallo  e il comparto della  meccanica ( -34 unità E’ da  evidenziare che il settore terziario risente oltre che dalla ormai consueta  riduzione del numero di imprese appartenenti al commercio e al trasporto anche  di quelli appartenenti al settore dei servizi alla persona (-89 imprese).

“Niente  e più come prima e lo scenario produttivo di questa provincia si è completamente  trasformato in questi ultimi. Non siamo più da un pezzo la locomotiva delle  Marche e, a meno di una netta inversione di tendenza e di una totale  riconversione dei vari settori, difficilmente torneremo ad essere quelli di  prima. Duole dirlo ma questa è la realtà. Gli ultimi dati sull’export tuttavia  ci lasciano ancora qualche spiraglio di ottimismo. Ma per invertire  completamente il trend occorre che riprendano al più presto i consumi interni.  Per parte nostra, come CNA, lanciamo l’ennesimo grido di dolore alla politica.  Basta giochi e perdite di tempo su questioni che non interessano le imprese, i  lavoratori e le loro famiglie. Bisogna metter mano al più presto a misure che  agevolino la ripresa dell’economia. Purtroppo – conclude Bordoni – ci sembra già  che il tempo sia scaduto da un pezzo”.