TERRENZI INCONTRA I SINDACI DEL COMPRENSORIO IN MERITO ALLA SORTE DELL’UFFICIO DEL GIUDICE DI PACE

SANT’ELPIDIO A MARE– Si sono incontrati nella tarda mattinata di oggi, sulla scorta di un precedente incontro preliminare, per discutere del futuro dell’ufficio del Giudice di Pace che ha sede a Sant’Elpidio a Mare. Il Sindaco di Sant’Elpidio a Mare, Alessio Terrenzi, di

 Porto Sant’Elpidio Mario Andrenacci, di Monte Urano Francesco Giacinti, l’assessore Niccolò Venanzi delegato dal Sindaco di Montegranaro, si sono incontrati per valutare – dati alla mano – la possibilità di ricorrere contro il decreto che prevede la soppressione degli uffici del Giudice di Pace, tra cui quello elpidiense. I comuni hanno la possibilità di ricorrere entro 60 giorni dall’emissione di tale decreto facendosi, però, interamente carico delle spese di funzionamento e di erogazione del servizio di giustizia nelle relative sedi, compreso il fabbisogno di personale amministrativo. Attorno a ciò si è riflettuto.

L’ufficio del Giudice di Pace raccoglie un bacino territoriale di oltre 60.000 abitanti. Il numero degli affari civili trattati mediamente in un anno (rif. 2011) è di circa 1.000 procedimenti, con definizione di circa 850 fascicoli civili. Gli affari penali trattati annualmente sono circa 150, quasi tutti definiti (nel 2011 definiti 170 fascicoli penali su 150), vengono inoltre espletate annualmente circa 790 procedure di asseverazioni (rif. 2011). I tempi di definizione dei procedimenti sono mediamente di un anno ma le procedure di opposizione alle sanzioni amministrative vengono definite generalmente alla prima udienza, e quindi in circa tre mesi. Quanto ai costi, le tre unità di personale necessario per il funzionamento del servizio sarebbe di 122.00 euro circa all’anno. Trattasi delle tre unità che resterebbero a carico del comune: la figura del giudice resterebbe, invece, a carico del Ministero. A tali somme si debbono aggiungere le spese di gestione della struttura: il rendiconto presentato dall’ufficio tecnico per le spese sostenute nel 2011 presenta un conto di 36.865 euro per spese telefoniche, riscaldamento, energia elettrica, pulizia locali, acqua, manutenzione.

“Complessivamente si tratta di una somma che supera i 158.800 euro annui – osserva il Sindaco – e, pur non sottovalutando l’importanza del servizio offerto alla collettività, abbiamo ritenuto di non avere la possibilità di suddividerci tali costi. I bilanci dei comuni sono in sofferenza e non vi sono margini di manovra. Unitariamente ci siamo resi conto di non poter compartecipare ad una spesa che, comunque, non sarebbe indifferente seppur ripartita: si fa fatica a gestire i bilanci per rispondere alle necessità delle nostre comunità e ci siamo trovati tutti in linea nel convenire circa l’impossibilità di accollarci le spese riguardanti il mantenimento del Giudice di Pace. Non è possibile che lo Stato ogni anno eroghi sempre meno trasferimenti agli enti territoriali, disponga con decreto la soppressione delle sedi distaccate dei tribunali e batta ancora cassa ai comuni chiedendo loro di mantenere un servizio di pura competenza statale importante, come quello dell’amministrazione della giustizia, gravando sulle tasche dei cittadini”.